Gli italiani non hanno i soldi per curarsi

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La tecnologia potrebbe abbattere i costi. Per questo l’informazione è decisiva.
Da una parte ci sono i dati Istat che dicono come in Italia sono almeno 4 milioni le famiglie che ogni anno rinunciano a esami e cure mediche a causa di problemi economici. Dall’altra ci sono i dati che dimostrano come in Italia curarsi sia un costo a carico delle famiglie con una spesa media, secondo l’Osservatorio MBS Consulting di circa 1.500 euro all’anno. In mezzo c’è la rivoluzione dell’Internet of things (IOT) che può facilitare il monitoraggio della salute, specie per le malattie croniche, e abbattere i costi. E c’è un disperato bisogno di informazione, perché le tecnologie hanno trasformato le modalità con cui sono raccolti ed elaborati i dati, così come la comunicazione e i contenuti veicolati.

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Da una recentissima indagine di DOXA sulla fascia di mercato della silver economy – quindi pazienti/clienti senior – sono emersi alcuni dati che hanno un notevole valore segnaletico per il settore della sanità/salute:

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il 57% dei sondati troverebbe molto utile potere «parlare con i medici da casa, visualizzando i loro volti e gli esami fatti;
il 48% indosserebbe volentieri «braccialetti in grado di rilevare le principali funzioni vitali;
il 50% vorrebbe avere dei «sensori in casa per la gestione delle utenze e la sicurezza.
Se i pazienti over 60 sono così disponibili a lasciarsi guidare dalle tecnologie, sia nel raccogliere che nel fornire le informazioni che riguardano attività, rischi, patologie e prevenzioni, siamo sulla buona strada. Sembra infatti evidente che il cambiamento stimolato dalle tecnologie non trovi alcun ostacolo, e le innovazioni siano percepite come un aiuto o addirittura uno strumento migliorativo della condizione di paziente. E in questo campo le assicurazioni hanno un ruolo chiave innovando la propria offerta e sfruttando appieno la leva della tecnologia.

L’importanza del dialogo e dell’ascolto
Se molti pazienti troverebbero utile “parlare con i medici da casa” non bisogna avere quindi alcuna paura che il mestiere del medico finisca in un algoritmo. Le tecnologie rendono tutto veloce, ma preservata la possibilità, anzi l’opportunità, che in alcune fasi, il tempo della relazionale diretta si dilati, invece che accorciarsi: soprattutto nella fase di ascolto, nella diagnosi, poi nella cura.
E se è vero che la stragrande maggioranza degli italiani cerca su Google le possibili cause di un dolore o di un disturbo, da una ricerca di Publicis Health, emerge che i consumatori sanitari sono sempre più scettici sulle informazioni che trovano online.

l’86% è preoccupato della loro inaffidabilità e imprecisione;
il 30% deve consultare 4 o più siti nella fase di ricerca;
il 71% teme che le sue informazioni vengano cedute o vendute.

fonte https://notizielibere24.com/2019/03/06/gli-italiani-non-hanno-i-soldi-per-curarsi/

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