“Di porcate ne abbiamo fatte quando potevamo” Prefetto inchiodato!

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Sono proprio alcune intercettazioni ad inchiodare il Prefetto. Sono loro i primi a dirsi che “fanno porcherie”,come possono essere credibili agli occhi degli italiani? Proprio nella regione guidata dal governatore leghista Luca Zaia, la gestione sarebbe tutta della cooperativa Ecofficina Educational, poi Edeco, saldamente nelle mani di Simone Borile e della moglie Sara Felpati. Secondo quanto si legge negli atti, Borile (e, con lui, i soci) sarebbe così arrivato a “decuplicare il fatturato” della coop dal 2014 a oggi, mentre uomini e donne delle istituzioni (la Prefettura di Padova) gli regalerebbero “assoluto appoggio”.

Scrive Il Mattino di Padova: “E perché? Per salvare la poltrona, conquistandosi meriti e fiducia di fronte al superiore gerarchico oppure, semplicemente, per non sfigurare con il Governo rischiando magari il trasferimento. Un teatrino squallido, quasi misero, pensando alle responsabilità e al ruolo di questi burocrati di Stato formalmente al servizio del bene comune. E se, alla fine, gli indagati all’interno della “macchina amministrativa” (la Prefettura) risultano due (la funzionaria Tiziana Quintario, pure lei trasferita in prefettura a Bologna, e il vice prefetto Aversa, oltre ai capi di Ecofficina Simone Borile, Sara Felpati e Gaetano Battocchio), il quadro che ne emerge è desolante”.

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Il Mattino descrive così le attività di Edeco: “fa ciò che vuole: bara sul numero dei profughi e infila quanti più migranti ci stanno nei centri di accoglienza. Ancora: prevede programmi d’integrazione che restano sulla carta, risparmia sul numero di operatori e chi se ne importa delle condizioni igieniche da brivido. Di più: se ne infischia di pericolose promiscuità fra maschi e femmine, del cibo scarso, delle temperature gelide nei rifugi, della prostituzione che ‘arruola’ le immigrate. Infine: è avvisata in anticipo delle ispezioni grazie a soffiate degli uffici prefettizi. Eppure nel Palazzo, ovvero in Prefettura, si parla d’altro”.

 

“Sono amareggiata, sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate”, ha affermato Patrizia Impresa commentando la pubblicazione di stralci dell’intercettazione. “Sono amareggiata – ribadisce – ma assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall’autorità giudiziaria”.

“Probabilmente non è stato capito che proprio l’utilizzo anche di termini forti come la parola, per esempio, ‘schifezza’, che viene riportata, era un termine forte ma, in un momento in cui lo stavo esprimendo, in una conversazione assolutamente avulsa da tematiche relative alla gestione dei migranti, era una critica. Una critica forse anche nei confronti di me stessa, ed è per questo che mi sono lasciata andare in termini forti. In me rimane la convinzione di aver comunque operato bene”, ha aggiunto Patrizia Impresa.

FONTE:https://www.5stellenews.com/di-porcate-ne-abbiamo-fatte-quando-potevamo-prefetto-inchiodato/

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