Abruzzo: studenti nella vita e pizzaioli in memoria dei genitori, scomparsi a Rigopiano

Loreto Aprutino: dopo la tragedia i due giovanissimi fratelli Di Carlo sono riusciti a continuare l’attività di famiglia. Con l’aiuto di Franco Pepe.

Le pizze gourmand sono la moda del momento, tra impasti miracolosi e farciture mirabolanti, ricerca gastronomica e “famolo strano”, pizzaioli-guru e mulini industriali a caccia di testimonial per le loro artigianalissime farine. I luoghi della pizza si adeguano, inseguendo di volta in volta arredi hi-tech e legni primordiali, ceramiche dedicate e stuoli di birre artigianali. Perfino i tempi del consumo sono parecchio cambiati: se un tempo si andava in pizzeria dopo decisione tardiva e rilassata, oggi occorre prenotare in largo anticipo e sperare di trovare un tavolo libero, peggio che in un ristorante stellato (con costi in proporzione non troppo distanti).

Abruzzo: studenti nella vita e pizzaioli in memoria dei genitori, scomparsi a Rigopiano

Anche la pizzeria ViaVeneto di Loreto Aprutino è a suo modo davvero speciale, benché le sue pizze (molto buone) abbiano farciture iper classiche e l’unico volo di fantasia sia costituito dal diametro ridotto per l’asporto, che le rende particolarmente amate dai ragazzi. A essere davvero speciali in realtà sono i fratelli Di Carlo, diventati famosi loro malgrado poco più di un anno fa, quando i genitori – titolari della pizzeria – sono morti nella tragedia di Rigopiano. Il terzo fratello, Edoardo è uno dei quattro bimbi sopravvissuti al disastro, salvato dopo sessanta ore d’incubo.

I fratelli Di Carlo riaprono la Pizzeria ViaVeneto in memoria del papà

Intorno a loro, il paese si è stretto come succede – non sempre, ma spesso – nei piccoli centri, a maggior ragione quando chi muore era conosciuto e apprezzato. Nadia e Sebastiano Di Carlo erano entrambe le cose, merito della qualità delle pizze, del servizio sorridente e del loro essere parte attiva della comunità. Molto meno hanno fatto le istituzioni, lente per status e distratte per colpevolezza, se è vero che a distanza di quindici mesi nulla ancora si è mosso in termini di supporto economico e risarcimenti. La legge non prevede fondi per i parenti delle vittime di una catastrofe come quella di Rigopiano, neppure per chi è allo stesso tempo superstite e orfano.

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Abruzzo: studenti nella vita e pizzaioli in memoria dei genitori, scomparsi a Rigopiano

Così, Riccardo e Piergiovanni, due anni a dividere la loro adolescenza, appena possibile hanno riaperto la pizzeria sotto l’ala protettrice di Franco Pepe, grande maestro pizzaiolo di Caiazzo, Napoli, che ha preso a cuore la sorte dei ragazzi Di Carlo.
L’hanno fatto nel quinto anniversario dell’inaugurazione, che coincideva con il compleanno del papà. “E’ stato il nostro regalo per i suoi cinquant’anni”, hanno detto. E nel primo anniversario della tragedia hanno riaperto anche il secondo locale, che i coniugi Di Carlo avevano aperto a Penne pochi mesi prima di morire.

Abruzzo: studenti nella vita e pizzaioli in memoria dei genitori, scomparsi a Rigopiano

Non sono pizzaioli di professione, Riccardo e Piergiovanni. Il primo è universitario, mentre il secondo quest’anno sosterrà l’esame di Maturità. Per fortuna, al momento del disastro Riccardo era già maggiorenne, “altrimenti sarebbe stato un bel problema restare tutti insieme… I miei fratelli vivono insieme a nostra zia Carmelita, mentre io faccio avanti e indietro con Milano.
Grazie al rettore della Iulm, vivo nella Casa dello Studente e sono esonerato dalle tasse, spese che non avrei potuto sostenere. La mia ragazza, Beatrice, studia Filosofia al San Raffaele ed è delle mie parti. Lei sa tutto quello che ho passato e che ancora sto passando: dolore, debiti, responsabilità, tutto insieme. Quando non studio, sto in pizzeria, e anche Piergiovanni. Abbiamo imparato il mestiere da papà, eravamo sempre lì ad aiutarlo. Senza di loro, ho dovuto assumere dei collaboratori, speriamo di farcela… Avremmo voluto riaprire prima, ma questioni burocratiche legate alla successione ce l’hanno impedito. E in quei dieci mesi di chiusura, ho pagato quasi diecimila euro di affitto e tremila euro di bollette”.

Tra un libro di testo e una pizza, i fratelli Di Carlo mandano avanti anche la parte social dell’attività: foto, video, menù. Il 19 marzo, festa del papà, hanno pubblicato una clip in cui le immagini di Sebastiano impegnato a preparare gli impasti si mescolavano alle loro, facce e braccia di famiglia, il senso di un’eredità lavorativa e affettiva intatta. Sulle immagini, una scritta: “Sicuri del fatto che da lassù ci guardi con orgoglio ogni giorno, oggi un pensiero va a te. Auguri boss”.

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