Un caso politico tra obblighi d’accoglienza e diritti di chi ospita…FACCIAMOLO SAPERE A TUTTI

Quando si parla di integrazione sociale di rispetto della diversità culturale bisognerebbe sempre ricordarsi che la reciprocità deve essere il comune denominatore tra radici e credo diversi. E invece…

La figlia morente, il padre cacciato dalla musulmana

Invece quanto accaduto in questi giorni in un ospedale austriaco, dove un padre desideroso si stare al capezzale della figlia morente è stato cacciato dalle urla della compagna di degenza della ragazza che, in quanto musulmana e osservante integralista di precetti e costumi coranici, non poteva accettare la presenza dell’uomo in stanza.

Un episodio che ha scosso le coscienze e suscitato sdegno nei più, compresi coloro che solitamente si proclamano ortodossi proseliti del rito politically correct dell’ospitalità a oltranza e che, in questo casi, si sono sentiti costretti a fare un passo indietro. Il che dimostra come, troppo spesso, il mito dell’accoglienza e il miraggio di una convivenza pacifica e scontata tra mondi lontani, sia davvero un progetto tutto ancora da realizzare. E tutt’altro che semplice da attuare nel quotidiano… Qual è, allora, il confine tra obblighi d’ospitalità e doveri d’inserimento? Insomma, quanto dipende dal terreno che accoglie l’innesto, e quanto spetta alla radice che va a trapiantarsi?

Tra obblighi d’accoglienza e diritti di chi ospita…

Sono esattamente questi gli interrogativi che in questi giorni dominano le prime pagine del giornali austriaci – specie quella del Krone che per primo ha denunciato l’accaduto in questione – animando un dibattito culturale sempreverde, rinvigoritosi ulteriormente dopo quanto successo nell’ospedale austriaco alla coppia di genitori che volevano solo tenere la mano alla figlia ventenne, gravemente malata di sclerosi multipla, perché la signora ricoverata insieme al lei nella stessa stanza – una musulmana radicale – non desiderava la presenza di un uomo in camera, nonostante tra i due letti fosse presente e ben dispiegata una tenda che separava i due spazi.*

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Dunque, il precetto coranico rivendicato a suon di urla e di disperati appelli rivolti agli infermieri ha costretto i genitori austriaci della ragazza a rinunciare al loro diritto di assistere la figlia ricoverata, costringendo il padre della giovane a parlare con lei a debita distanza, relegato sulla soglia della porta. Solo il repentino allontamento dell’uomo ha fatto sedare la donna musulmana in preda a urla e lamentazioni e che nessuno era riuscita fino a quel punto a tranquillizzare e far tornare in sé nonostante i più – incuranti del dolore e dello sgomento di quei poveri genitori afflitti e offesi – si siano operati da subito ad andare incontro alle sue richieste.

Un caso politico al centro del dibattito culturale

Non sorprende allora che i due poveri genitori abbiano dichiarato tutto il loro dolore e il loro disappunto al giornale austriaco Krone che per primo ha raccontato la vicenda e ricostruito i suoi contorni socio-culturali. tanto che, come riporta il Messaggero online in queste ore riprendendo stralci dell’intervista apparsa sul quotidiano austriaco, «Siamo rimasti scioccati dal fatto che una musulmana radicale abbia potuto condizionare la vita di un ospedale a Vienna – ha dichiarato il papà cacciato dalla stanza d’ospedale dalle urla dell’integralista musulmana –. Di fatto ha potuto decidere che non potessi vedere mia figlia. Eppure ogni forma di radicalismo dovrebbe essere combattuta».

Peraltro l’uomo, che di professione fa l’avvocato, il giorno dopo l’incidente si è attivato sul fronte legale per sanzionare la vicenda che l’ha coinvolto, tanto che l’azienda ospedaliera è stata costretta a chiedere scusa per quanto dall’uomo subìto, incassando la promessa che si sarebbe fatta luce sul caso e sulla sua gestione. Ma gli interrogativi posti dalla vicenda, e sottolineati dal dibattito mediatico che ne è scaturito, restano aperti. Inquietantemente aperti…

Fonte: https://www.piovegovernoladro.info/2018/03/26/la-figlia-e-in-fin-di-vita-ma-una-musulmana-in-stanza-con-lei-urla-e-caccia-il-padre/

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