Arrivano al Quirinale i primi assunti per concorso: l’ultima volta era successo 30 anni fa

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La prima decina di neoassunti varcherà la soglia del Quirinale a breve, nei primi giorni di febbraio. Un evento, nel suo genere. Perché da più di trenta anni nessun altro era riuscito a trovare un posto di lavoro nel Palazzo del presidente della Repubblica attraverso un concorso pubblico. Gli ultimi, nell’era di Sandro Pertini. Poi porte chiuse. Alti funzionari, ma anche tecnici e operai, reclutati solo a chiamata diretta e più spesso per “distacco” da altri ministeri e rami della Pubblica amministrazione.*

Sergio Mattarella invece ha deciso di riaprire la strada del concorso per entrare al Colle: bando pubblico, preselezione, prova scritta e orale, graduatoria, vincitori, insomma il percorso classico, uguale a tutti gli altri concorsi. La pattuglia che si presenta fra qualche settimana a prendere servizio indosserà i gradi di “referendario”, primo gradino nella carriera del funzionario nella macchina amministrativa. Il prossimo scatto fra 15 anni, come “consigliere”, con la carriera che potrebbe raggiungere il top con la poltrona da vicesegretario generale, ruolo apicale e massimo nella scala quirinalizia: ai vertici attualmente i vicesegretari sono tre, mentre il segretario generale viene sempre scelto fuori dalla cerchia dei dipendenti del Colle.

Tetto massimo, per gli altissimi funzionari,  240 mila euro l’anno. Lo stesso di Mattarella e la sua squadra di consiglieri. Non si può sforare, come invece dal primo gennaio succede per gli stipendi di Camera e il Senato, dove scaduto il triennio del contributo di solidarietà è scattata una valanga di aumenti. Infatti, nel decreto firmato dal presidente della Repubblica, il tetto agli stipendi d’oro del Quirinale viene espressamente indicato come “permanente”, quindi non transitorio e limitato nel tempo.

Mattarella, insieme al segretario generale Ugo Zampetti che poi materialmente è l’uomo che istruisce e “vista” i bandi,  ha riaperto la strada dei concorsi anche per la tenuta presidenziale di Castelporziano. Ruoli tecnici, soprattutto. Richiesti in particolare ragionieri – concorso bandito già sotto il settennato di Giorgio Napolitano – e figure specializzate nella cura dell’ambiente e degli animali (come i butteri) per la grande oasi naturalistica di 6000 ettari alle porte di Roma, i cui cancelli sono stati spalancati alle visite pubbliche proprio da Mattarella. Una trentina le assunzioni nei ranghi del Quirinale per i vincitori, già entrati in servizio.

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Un altro capitolo di quella operazione “porte aperte” che Mattarella vorrebbe imprimere come marchio del suo settennato. Aprendo il Palazzo ai cittadini, restituendo agli spazi pubblici ciò che per tanti anni è rimasto per pochi fortunati. Come palazzo San Felice, un complesso da 5 mila metri quadrati in via della Dataria, nel cuore di Roma, che ha ospitato per decenni gli alloggi di servizio dei segretari generali, da Gifuni fino a  Marra, di funzionari e di vari consiglieri dei presidenti della Repubblica.

Liberato con una operazione in diverse fasi, che ha portato prima ad un aumento degli affitti e quindi ad un graduale sfratto degli inquilini eccellenti (resta solo un presidio di operai, elettricisti, idraulici per interventi di emergenza). Adesso che quaranta appartamenti sono stati definitivamente svuotati, Palazzo San Felice diventerà la nuova casa per i 400 mila volumi della Biblioteca nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (ora a Palazzo Venezia), in base ad un accordo con il ministro Dario Franceschini, titolare dei Beni culturali.

Proprio al ministero è finito in gestione anche un altro gioiello del Colle, le scuderie del Quirinale. Era stato Oscar Luigi Scalfaro il primo a dare il via all’operazione “dismissione”, mettendo nelle mani del comune di Roma le antiche scuderie del Palazzo per farne sede di grandi mostre da offrire alla città e all’Italia tutta. Ma il rapporto con il Comune, prima con Marino e poi con la Raggi, si è logorato a causa di una copertura finanziaria per le iniziative via via sempre più ballerina. Ecco allora la firma nel giugno 2016 della nuova convenzione con cui Mattarella ne ha affidato la gestione al ministero dei Beni culturali.

Luogo di eccellenza che ha offerto grandi esposizioni,  quella in corso su Picasso (aperta fino al 21 gennaio) ha richiamato da sola 100 mila visitatori. E che si affianca alle mostre ospitate all’interno stesso del Quirinale, l’ultima nella palazzina Gregoriana dedicata ai pupi siciliani di Mimmo Cuticchio. La galleria dedicata invece ad Alessandro VII ha ospitato invece la prima mostra al Colle dedicata all’arte contemporanea (“Da io a noi. La città senza confini”).
Ma l’intero Palazzo del Quirinale si è trasformato, dal giugno del 2015, in una sorta di grande mostra permanente offerta al pubblico per cinque giorni alla settimana: i dati (al novembre 2017) parlano di 370 mila visitatori, 55 mila dei quali sono stati studenti.

Nei Giardini del Quirinale, il 2 giugno scorso, 20 mila visitatori. Nel tour ci sono anche la caserma dei corazzieri e il museo storico delle carrozze. Ceduta dal presidente Gronchi alla regione Toscana, negli anni sessanta, San Rossore, la tenuta più grande del Quirinale resta Castelporziano. Nei quasi 60 mila metri quadrati, che già con il presidente Napolitano erano stati parzialmente aperti ma con Mattarella è partito un progetto-vacanze per anziani e disabili, i visitatori sono stati oltre 200 mila.

 

fonte:http://www.repubblica.it/politica/2018/01/12/news/arrivano_al_quirinale_i_primi_assunti_per_concorso_dopo_30_anni-186329785/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

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