Usa, media americani in crisi per le parole razziste di Trump: imbarazzo e parafrasi. Ap: “Non ordinario, inutile mascherarlo”

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Quindi si può dire o no? Cosa facciamo? Parafrasiamo?”. Dev’essere stato di questo tenore il dibattito nelle redazioni nei grandi network americani, quando sui giornali è comparsa l’indiscrezione di quel colloquio nello Studio Ovale, durante il quale Donald Trump ha usato l’espressione shithole countries per definire El Salvador, Haiti e alcuni Stati africani. Perché “buco di culo di Paese” nessuno l’aveva mai sentito pronunciare a un presidente.*

Un rebus insolito che ha mandato in tilt le televisioni americane. Quando un presidente utilizza una parola così volgare, che si fa? Si ammorbidisce? Si usa un sinonimo? Si censura? In ogni redazione, da quelle dei colossi a quelle delle testate locali, le stesse domande hanno trovato risposte diverse. Il problema è stato risolto subito da New York Times e Associated Press. Il ricorso ad un termine così scurrile – secondo il Nyt – costituisce da solo un elemento meritevole di attenzione, una notizia che va riportata integralmente. Per Phil Corbett, figura di rilievo per la definizione degli standard qualitativi del New York Times, “a tutti noi è sembrato chiaro che le parole andavano riportate direttamente, senza parafrasi. Volevamo essere sicuri che i nostri lettori comprendessero totalmente di cosa si stesse parlando”. La linea è la stessa seguita dall’Associated Press, come ha spiegato il vicepresidente per gli standard, John Daniszewski, al quotidiano newyorkese: “Sarebbe futile mascherare la parola quando il linguaggio stesso, in riferimento ad Haiti e a paesi africani, è stato così fuori dall’ordinario“.

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Nelle televisioni, invece, ci sono stati diversi momenti imbarazzanti. Tra i network, la Nbc alla fine è stata l’unica a citare integralmente il presidente. “Questo potrebbe non essere appropriato per alcuni dei nostri telespettatori più giovani”, ha esordito Lester Holt aprendo Nbc Nightly News. David Muir dell’Abc World News Tonight ha dribblato l’ostacolo: il presidente, ha detto, “ha usato un termine volgare che non ripeteremo”. Melina anche alla Cnn con Jim Acosta, corrispondente dalla Casa Bianca, che si è rivolto al presentatore Wolf Blitzer: “Ho notato, Wolf, che hai esitato a usare quella parola. Del resto ho esitato anche io”. Poi però Acosta ha ripetuto shithole più volte.

Le emittenti, in generale, se la sono cavata proponendo la pietra dello scandalo in versione grafica: sugli schermi degli americani sintonizzati sulla Cnn, shithole era ben visibile. Altre tv, invece, hanno scelto una soluzione di compromesso usando asterischi che hanno costretto i telespettatori ad un piccolo sforzo di fantasia. Non è il primo momento di imbarazzo per le tv americane da quando Trump ha iniziato a fare politica. Il presidente ha usato il termine pussy, in riferimento ai genitali femminili, durante la campagna del 2016, prima delle elezioni. A settembre, invece, ha destato scalpore un classico son of a bitch (figlio di…) per definire i giocatori di football che hanno scelto di inginocchiarsi durante l’esecuzione dell’inno nazionale.

fonte : https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/12/usa-media-americani-in-crisi-per-le-parole-razziste-di-trump-imbarazzo-e-parafrasi-ap-non-ordinario-inutile-mascherarlo/4088614/

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